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  • ANIONE

    Un anione è una specie chimica (formata da uno o più atomi) che ha acquistato uno o più elettroni (i quali possiedono carica elettrica negativa), diventando quindi uno ionenegativo.[1] Derivano il loro nome dal fatto che migrano all’anodo quando sottoposti ad azione di un campo elettrico. A seconda della configurazione elettronica dell’atomo o della molecola, e a seconda del processo di ionizzazione subìto, si possono avere anioni con una o più cariche negative, e si dice che siano monovalenti, bivalenti, e in generale, polivalenti. In generale gli anioni atomici hanno un raggio maggiore rispetto al corrispondente atomo neutro, questo è dovuto al fatto che l’aggiunta di un elettrone origina una maggiore repulsione tra gli elettroni presenti nel guscio più esterno e fa sì che questo si espanda nello spazio.

     

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  • CATIONE

    Un catione è uno ione con carica positiva. Questo termine fu introdotto da Faraday in riferimento alle specie chimiche che si dirigono verso il catodo durante l’elettrolisi. Faraday non aveva però un’idea chiara sulla natura di queste particelle. Si dovette aspettare la fine del secolo XIX perché Arrhenius nella sua tesi di dottorato formulasse il concetto in maniera più compiuta. Egli suppose che alcuni composti chimici (che oggi chiamiamo ionici), per esempio il cloruro di sodio, dissolvendosi in acqua si scindano in particelle cariche positivamente (i cationi appunto) e negativamente (gli anioni). Questa ipotesi era in accordo con i dati sperimentali disponibili al tempo (p.e. conduttività e pressione osmotica delle soluzioni e anomalie della legge di Raoult), ma non fu sufficiente per farla accettare immediatamente. In seguito, con lo sviluppo della teoria atomica si giunse a una comprensione completamente soddisfacente del concetto di catione (e di ione in generale): i cationi sono specie chimiche in cui il numero deiprotoni presenti è maggiore di quello degli elettroni. Son dunque cationi il protone isolato H+, le particelle alfa 4He2+, gli ioni sodio Na+, quelli ammonio NH4+, ecc. I cationi liberi si trovano in quantità significative nelle corone stellari, dove la temperatura è sufficientemente elevata per ionizzare gli atomi. I loro spettri di assorbimento e di fluorescenza sono rilevabili dalla Terra e differiscono da quelli dei rispettivi atomi. Questo fatto creò inizialmente confusione, alcuni astronomi ritennero di aver scoperto nuovi elementi, uno di questi fu chiamato coronio. Le discussioni in proposito proseguirono per diversi anni prima di venire a capo della questione. Si possono produrre cationi in fase gassosa fornendo agli atomi o alle molecole energia superiore alla loro energia di ionizzazione, per esempio sottoponendoli a radiazione elettromagnetica di frequenza sufficientemente elevata, a fasci di elettroni, a un campo elettrico sufficientemente intenso, ecc. La ionizzazione è il processo su cui si basa la spettroscopia fotoelettronica una tecnica d’indagine della materia molto potente. Molto più semplice è la produzione di cationi in soluzione. Come aveva già intuito Arrhenius, la dissoluzione di numerosi sali avviene secondo lo schema:

    AnBm(s) → nAm+(sol) + mBn-(sol)

    Nel caso per esempio del solfato di sodio in acqua, si ha:

    Na2SO4(s) → 2Na+(aq) + SO42-(aq)

    (aq) e (sol) stanno a indicare che gli ioni in soluzione sono solvatati, ossia sono coordinati dalle molecole del solvente. È questa interazione la forza motrice della dissoluzione. Tipicamente solo quei solventi che hanno una costante dielettrica elevata sono in grado di favorire la dissoluzione di composti ionici. Soddisfano questo requisito l’acqua, il fluoruro di idrogeno, l’acido solforico, la formammide, etc. È però possibile promuovere la formazione di cationi in numerosi altri solventi sfruttando interazioni specifiche, per esempio l’effetto macrociclo. Queste tematiche sono il campo tradizionale di interesse della chimica di coordinazione.

     

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  • SACCARINA

    La saccarina (1,2-benzenisotiazolin-3-one-1,1-diossido) è stato il primo dolcificante artificiale; fu scoperto nel 1879 da Ira Remsen e Constantin Fahlberg della Johns Hopkins University.

    La saccarina ha un potere dolcificante circa 300 (secondo altre fonti: 500) volte superiore a quello delsaccarosio[2], ma presenta un retrogusto amaro o metallico generalmente considerato sgradevole, specialmente ad alte concentrazioni: tale effetto tuttavia è marcato più o meno a seconda della sensibilità personale del consumatore. A differenza di composti analoghi di sintesi più recenti (ad es. l’aspartame), la saccarina è stabile al calore anche in ambiente acido, è inerte rispetto agli altri ingredienti alimentari e non dà problemi di conservazione.

    Nei paesi in cui l’uso di entrambi i composti è consentito, la saccarina viene spesso associata alciclamato in proporzione 1:10 per correggere i rispettivi difetti nel retrogusto. Viene usata spesso anche in associazione con l’aspartame.

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  • RICETTORE DI MEMBRANA

    In biochimica, un recettore è una proteina, transmembrana o intracellulare, che si lega con un fattore specifico, definito ligando, causando nel recettore una variazione conformazionale in seguito alla quale si ha l’insorgenza di una risposta cellulare o un effetto biologico.

    Schema di un recettore di membrana: il ligando (verde) lega il recettore (arancione) determinandone una modifica conformazionale che attiva dei sistemi di trasduzione intracellulari (rosso) del segnale

    Il senso farmacologico, invece, è più lato, essendo il recettore una molecola qualsiasi, bersaglio del farmaco in questione. La definizione di recettore assume in ambito farmacologico un significato più ampio rispetto al campo biochimico. Viene infatti definito recettore qualsiasi struttura biologica che diviene bersaglio del farmaco. Tali strutture possono essere proteine, enzimi, lipidi ed acidi nucleici.

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  • DENATONIO “Bitrex”

    denatonio benzoato oggi è un prodotto molto utile, additivo amaricante fondamentale in un sacco di prodotti. Ogni anno infatti, circa 10.000 cani, gatti e bambini sono vittime di avvelenamento accidentale a causa dell’ingestione di prodotti vari. Non risulta invece fastidioso per animali infestanti, in particolari ratti e topi, quindi viene aggiunto in veleni e disinfestanti come esche topicide per evitare che siano mangiate da bersagli diversi da quelli previsti. Viene utilizzato anche negli antigelo che risultano molto tossici sia per l’uomo che per gli animali, ma sono molto dolci e quindi attraenti per bambini e animali domestici. Altro utilizzo “di nicchia” è come prodotto base negli smalti “anti-rosicchiamento”. Se avete cani, gatti o magari bambini in giro per casa, badate alle presenza di denatonio benzoato nei prodotti potenzialmente nocivi che comprate, sarete più tranquilli nel lasciarli in giro (ovviamente metterli in posti poco raggiungibili rimane sempre il rimedio più sicuro). Essendo facilmente acquistabile nelle ferramenta, diventa anche utile per piccoli scherzi domestici, ma non esagerate, perché se il disgusto diventa persistente lo scherzo rischia di divenire un incubo per il malcapitato…

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  • ART. 36 CODICE CIVILE

    Dispositivo dell’art. 36 Codice Civile

    L’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati (1).

    Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la presidenza o la direzione (2).

    Note

    (1) Come per le norme dettate per le associazioni riconosciute, di cui al precedente capo II, la normativa non disciplina dettagliatamente i requisiti essenziali per l’ordinamento e l’amministrazione degli enti di fatto. Di tal guisa, rivestiranno primaria importanza gli accordi intercorsi tra gli associati esplicitati nell’atto costitutivo e nello statuto (v. 14-16 c.c.). Per tali atti non è pertanto previsto alcun requisito di forma né viene richiesto un determinato contenuto, fatta eccezione per l’indicazione delloscopo, che deve essere espressamente indicato, al fine di differenziare l’ambito di attività dell’associazione. Viene così espressa una preferenza del legislatore per l’autonomia degli associati nella disciplina dell’organizzazione interna dell’ente.
    La disciplina dettata in materia di associazioni riconosciute sarà comunque applicabile nel caso di assenza di espressa pattuizione tra gli associati.

    (2) Il comma secondo precisa che la rappresentanza legale (ovvero la possibilità di agire o essere convenuti in giudizio) degli enti di fatto può essere conferita al presidente o all’organo direttivo dei medesimi, che devono essere risultare dagli accordi tra gli associati.
    In mancanza di precise indicazioni nello statuto o nelle deliberazioni, le qualifiche indicate dalla legge vanno riferite alla più alta carica associativa.